
Nome: Pino
L'umanità è destinata obbligatoriamente ad evolvere e a progredire. Per questo, di fronte allo stato di cose presente, di fronte all'oscurantismo e ai tentativi di riportare indietro l'orologio della Storia, non si può far altro che resistere con tutte le proprie forze, cercando di non precipitare nel baratro e cercando di dire qualcosa che servirà il giorno in cui l'evoluzione umana riprenderà il suo inesorabile corso.
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Oggi ricorre una data importante per il popolo cubano e in generale per tutti i popoli latinoamericani strangolati dall'imperialismo e dal colonialismo. Il 26 luglio del 1953, nella Cuba del dittatore quisling Fulgencio Batista, dominata dalla mafia e divenuta ormai il bordello e il casinò degli Stati Uniti, un manipolo di uomini tentavano l'assalto ad una caserma di Santiago de Cuba, la caserma Moncada, animati dal grido "L'onore contro il denaro". L'obiettivo era ambizioso: con un'azione che voleva essere più dimostrativa che altro, si sperava di accendere la miccia che facesse divampare il sentimento patriottico dell'intero paese contro l'infame servo di Lucky Luciano e dei "gringos". La resistenza dei militari fu imprevista e i fucili di fabbricazione USA fecero il resto, piegando così la forza delle idee e rendendo l'esito di quella battaglia disastroso: molti di quei coraggiosi morirono in battaglia o successivamente sotto le atroci torture dei carnefici del colonnello Rio Chaviano, mentre gli altri vennero imprigionati. Tra i rivoltosi c'era anche un giovane avvocato dalle idee radicali di nome Fidel Castro Ruz, rappresentante della piccola borghesia patriottica, che per fortuna incontra un tenente dalle idee patriottiche il quale lo trascina in tribunale, sottraendolo così dalle grinfie di Chaviano. L'appassionata arringa di Fidel è destinata a passare alla storia e si conclude con la famosa frase "La Storia mi assolverà!", ma questo non evita a Fidel la condanna al carcere e il successivo esilio in Messico. Anche se la sconfitta fu pesante, quella battaglia dimostrò non solo che era possibile ribellarsi, ma anche che ciò era doveroso e necessario. Non era un generico e innocuo "Un altro mondo è possibile" in nome di una vuota "non violenza", ma era un urlo di rabbia e di dolore dell'umanità esclusa che tentava di ribellarsi dalle proprie catene. Senza l'esperienza del Moncada, il trionfo del 1° gennaio del 1959 non sarebbe stato possibile ed è in ricordo dell'assalto a quella caserma che il movimento rivoluzionario cubano fin dal primo giorno dello sbarco con il Granma prese il nome di "26 luglio". A 52 anni da quel giorno, il bilancio dell'esperienza rivoluzionaria cubana è senz'altro positivo, specie se rapportato alle penose condizioni degli altri paesi del "cortile di casa" degli Stati Uniti. Cuba è un paese orgoglioso della sovranità conquistata a così caro prezzo, un paese che vanta conquiste sociali di gran lunga superiori non solo a tanti paesi in via di sviluppo, ma anche a molte società capitalistiche occidentali. Senza stare qui a sciorinare dati e statistiche, basta leggersi qualche relazione delle varie agenzie dell'ONU per rendersi conto che Cuba occupa uno dei primi posti al mondo quanto a "sviluppo umano". Nel mondo occidentale molte sono le critiche nei confronti di Cuba, e alcune possono essere legittime quando sono costruttive e fatte allo scopo di aiutare quella straordinaria esperienza rivoluzionaria a resistere e a progredire. Altre sono invece del tutto inaccettabili, poiché sono funzionali alla campagna statunitense tesa a distruggere Cuba e la sua Rivoluzione. Il compito di ogni sincero progressista è contrastarle duramente. Da decenni accerchiata e oppressa da un embargo immorale, minacciata e criminalizzata dai nemici di sempre, Cuba non ha mai rinunciato ai grandi ideali che hanno animato la Rivoluzione, compresa la solidarietà internazionalista: ieri con il sacrificio del Che e di centinaia di rivoluzionari cubani a fianco dei popoli in lotta contro il colonialismo e l'imperialismo, oggi disponibile a mettere a disposizione dell'umanità le conquiste scientifiche conseguite negli ultimi anni (ad esempio in Venezuela). Durante le celebrazioni del cinquantenario del 26 luglio, Fidel ha detto: <<Cuba è difesa anche da una gigantesca trincea di sentimenti e idee contro la quale si infrangerà tutto l'arsenale di bugie, demagogia e ipocrisia con cui l'imperialismo pretende d'ingannare il mondo. Con idee veramente giuste e una solida cultura generale e politica, il nostro popolo può lo stesso difendere la propria identità e proteggersi dalle pseudoculture che emanano dalle società di consumo disumanizzate, egoiste e irresponsabili>>. Ricordando il 26 luglio vorrei anch'io poter dare un contributo in questa direzione, senza dimenticare la macchia che ancor oggi affligge l'isola cubana, Guantanamo, illegalmente occupata da un secolo dagli americani e divenuta ormai tristemente famosa a causa della prigione lager, dove l'umanità viene disprezzata peggio dell'ultimo girone dell'inferno dantesco. Non posso che auspicare una prossima liberazione dell'ultimo pezzetto di quella meravigliosa isola.
Questa è la risposta di Lorenzo Pinna, a nome della redazione di Superquark, alla mia precedente mail che criticava un servizio andato in onda nella puntata di Superquark del 21 luglio scorso. In fondo la mia contro-risposta. ------------------------------- Il servizio sugli attentatori suicidi che a volte abbiamo chiamato kamikaze, un termine piu' breve che comunque tutti capiscono molto bene, voleva far riflettere sugli stereotipi che circondano questi fenomeni. Lo studio del prof. Pape, uno dei piu' completi secondo le nostre ricerche, ha appunto messo nella dovuta attenzione la falsita' di questi stereotipi ( fanatismo, fondamentalismo, islam, poverta' disperazione tendenze suicide e omicide) . Il caso dei Tamil era particolarmente importante in questo ragionamento. Ci risulta che uno dei piu' importanti leader Tamil, Anton Balasingham, si richiamasse al marxismo leninismo oltre che all'immancabile nazionalismo su base etnica. Grazie ancora per la sua attenzione. I nostri piu' cordiali saluti. La redazione di Super Quark ----------------------------------- Caro dottor Pinna, Per quanto riguarda i Tamil, è vero che Anton Balasingham ha un passato marxista, ma basta leggere qualche suo scritto odierno per rendersi conto che il marxismo è per lui solo un retaggio del passato. In Italia abbiamo tanti esempi di queste "metamorfosi", cito solo due nomi: Giuliano Ferrara e Adriano Sofri. Inoltre Balasingham è solo il portavoce politico del LTTE e capo dei negoziatori, se mi consente il parallelo è il Gerry Adams dei Tamil. Comunque anche le Tigri Tamil, quando sono nate negli anni '70, si richiamavano vagamente ai principi del marxismo e del socialismo e alcuni loro leader si erano formati in Unione Sovietica. Tuttavia di quel passato non è rimasto nulla e l'LTTE ha ben presto abbracciato ideali opposti, il nazionalismo su base etnica, il razzismo e il liberismo in economia. In Africa di questi movimenti di liberazione nazionale "ex marxisti" ce ne sono a dozzine, basti pensare al movimento di John Garang nel sud Sudan. Purtroppo nella mia precedente mail ho omesso di fare un'altra critica al vostro servizio: verso la fine avete paragonato l'Iraq di Saddam Hussein con l'Iraq odierno, notando giustamente che prima dell'aggressione anglo-americana il terrorismo in Iraq non esisteva. Ma la spiegazione dei motivi di ciò non mi è affatto piaciuta: questo tipo di terrorismo sarebbe un terrorismo sensazionalista che sfrutta al massimo le amplificazioni dei media e quindi funziona bene nei paesi occidentali, "liberi e democratici" (parole testuali) dove la "stampa non è imbavagliata" (!!!). Nell'Iraq di Saddam, con la "dittatura" e il "totale controllo dei media", questo tipo di attacchi non avrebbero potuto funzionare ed è per questo che nessun gruppo di opposizione si è mai sognato di compiere atti terroristici e di usare gli attentatori suicidi. E' una spiegazione un po' "bislacca" che non tiene conto che Al Zarqawi e il suo gruppo (ammesso che esistano) sono penetrati in Iraq successivamente al 20 marzo 2003 e che l'Iraq di oggi non è certamente libero e democratico e la stampa è più che imbavagliata, basti pensare ai giornalisti "embedded", che appunto dovrebbero essere chiamati "gagged". Termino qui, ho abusato anche troppo della sua squisita disponibilità. Rinnovo gli affettuosi saluti e i complimenti per la trasmissione e per la sua attività.
Roma, 22.7.2005
Gentilissimo dr. ...,
grazie per la sua email e per aver seguito la nostra trasmissione.
la ringrazio moltissimo per la sua risposta, conosco la sua attenzione e quella della redazione alle critiche (che spero abbiate considerato costruttive) ed ero sicuro che mi avreste risposto. Capisco l'obiettivo nobile e ambizioso che vi eravate posti nel servizio, tuttavia certe "imprecisioni" rischiano di generare nella platea messaggi fuorvianti.
Firma
Questa è la lettera che ho mandato via mail a Lorenzo Pinna e alla redazione di Superquark, in relazione alla trasmissione del 21/07/05. Se mi risponderanno pubblicherò le risposte. Egregio Signor Pinna, gentile redazione di Superquark, Ho notato poi l'uso spropositato, sempre per un servizio scientifico, del termine "terrorista", termine che oggi ahimè non ha niente di scientifico, ma solo politico. Ad esempio, nel citare i movimenti insorgenti (o resistenti) palestinese e iracheno, si è avuta l'impressione che essi venissero considerati movimenti terroristi tout court, senza considerare le varie sfaccettature ed angolature del problema. Ad esempio, due importanti sentenze della Magistratura italiana hanno assolto degli imputati dall'accusa di terrorismo, adducendo come motivazione il diritto, contemplato anche da convenzioni internazionali, dei popoli a resistere con ogni mezzo ad una aggressione e ad una occupazione militare. Per la Palestina poi sono validi i confini del 1948 e tutte le azioni armate compiute dai palestinesi nei territori occupati da Israele dal 1967 non possono essere considerate terroriste, si può discutere semmai solo sugli attentati compiuti nelle città israeliane ai danni dei civili. Ma come giustamente avete fatto notare anche voi, le ragioni che portano delle persone spesso giovani a farsi esplodere uccidendo se stessi e i propri simili, risiedono nella disperazione e nella frustrazione generate da barbare occupazioni decennali delle proprie terre. Detto questo, devo segnalare un errore nel vostro servizio: si è parlato molto degli attentati suicidi della guerriglia separatista delle "Tigri Tamil" (LTTE), attiva in Sri Lanka e responsabile tra l'altro della morte dell'ex-premier indiano Rajiv Gandhi, ucciso da una donna suicida. Tale movimento è stato definito nel servizio "marxista-leninista" e che ripudia le religioni, per dimostrare così che il "kamikaze" non è necessariamente un fanatico islamico fondamentalista. Non so dove abbiate preso tale informazione, ma il movimento separatista Tamil è tutt'altro che marxista-leninista, essendo un movimento di estrema destra, tra l'altro di religione induista e su base etnica e razzista. Facendovi comunque i miei complimenti per il servizio e per l'intero programma, se mi permettete una critica, vi pregherei di prestare maggiore attenzione e rigore scientifico nei servizi, magari evitando di accreditare unicamente le tesi del solito e immancabile "guru" americano, per fare in modo che il mondo risponda un po' di più alla realtà e non sia solo "il mondo di Superquark". Distinti saluti
ho appena terminato di vedere l'odierna puntata di Superquark, all'interno della quale c'era il servizio sui cosiddetti "kamikaze". Intanto, se mi permettete un consiglio, il termine mediatico kamikaze lo lascerei appunto a quelli che una volta erano noti come TG e che ora non sono altro che semplici rotocalchi. Per un servizio come il vostro che si proponeva di essere scientifico userei termini più appropriati, come ad esempio "attentatore suicida" o "uomo-bomba".
Firma
Non c'è dubbio che Hugo Chavez oggi costituisce, insieme a Fidel Castro, una insidiosa spina nel fianco degli Stati Uniti e non c'è dubbio che l'imperialismo americano si sia adoperato in questi anni con tutti i mezzi (tra cui tentativi di golpe organizzati direttamente a Washington) per rovesciare il legittimo governo democratico venezuelano, legittimato finora con 8 consultazioni elettorali e con un consenso popolare sconosciuto a qualsiasi governo occidentale, primo tra tutti quello americano. In questa ennesima aggressione imperialista, la potente Chiesa Cattolica venezuelana si è schierata secondo i canoni della politica vaticana degli ultimi due millenni e cioè con l'imperialismo. La Reazione e l'imperialismo vanno sempre a braccetto e anche l'ultima guerra mondiale ce l'ha insegnato, con il sostegno di Pio XII e delle alte gerarchie vaticane al nazifascismo. Il più infame sostenitore degli interessi dell'oligarchia venezuelana serva degli USA è senza dubbio il cardinale Rosalio Castillo, il religioso di più alto rango della Chiesa cattolica in Venezuela e tra l'altro uno degli "ispirati dallo Spirito Santo" che ha eletto l'inquisitore Ratzinger a Papa. Nei suoi frequenti strali ha recentemente invitato la popolazione a disconoscere il governo, rovesciarlo e a non avallare un processo elettorale "farsa" (sic!, fosse stato eletto Bush così!). Il porporato ha inoltre affermato che il governo Chavez "è il più nefasto che il Paese abbia mai avuto" e che dietro "la patina di democrazia" si nasconde "la dittatura". Infine l'anatema contro il presidente: "Possa soffrire le frustate di Cristo per tradimento" e "prego Dio di liberarci da questo flagello". Il cardinale si è infine chiesto: "E' con questi banditi che il Vaticano ci chiede di intrattenere buone relazioni?", in seguito all'incontro di Chavez con il Nunzio apostolico venezuelano. La risposta di Chavez non si è fatta di certo attendere. Nonostante gli oligarchi tengano in mano il panorama dei media venezuelani (un po' come in Italia con Berlusconi), Chavez, nel consueto programma domenicale "Aló Presidente" (Salve Presidente) le ha cantate di santa ragione al prelato. "Quando mai si è visto un cardinale che firma un documento di sostegno di un colpo di stato con i vescovi che lo applaudono, ridendo del paese come demoni e i gerarchi della chiesa che invitano a disobbedire al governo?" (costituzionalmente legittimo aggiungo io) ha chiesto Chavez, il quale ha fatto notare che le gerarchie cattoliche hanno sempre appoggiato le dittature come quella di Pinochet in Cile, ma non in maniera così sfacciata come accade in Venezuela. Ha ricordato che nella preparazione del colpo di stato del 2002 i golpisti si riunivano nella casa del già defunto cardinale Ignacio Velasco, che chiamavano in codice "Samuro Negro". Si può essere Cristiani o meno (avrei da dire sul "Cristo socialista radicale"), ma difficilmente si può contestare l'operato di Chavez in questa occasione (certo non mancheranno i soliti detrattori a dire che la dittatura venezuelana lede la libertà religiosa). Ha fatto benissimo a farsi rispettare e a rispondere per le rime all'opulento "servo di Dio" (sì del Dio denaro). Dovrebbero prendere esempio i politici nostrani che senza pudore non perdono occasione per prostrarsi davanti al Vaticano e che hanno ridotto il nostro paese ad uno Stato Pontificio con capitale San Pietro. Mi rivolgo soprattutto ai "sinistri", come ad esempio D'Alema che si inchinò dinnanzi all'immagine del criminale Escrivà de Balaguer, creatore dell'organizzazione eversiva Opus Dei (di cui ne faceva parte Wojtyla e di cui ne fa parte Ratzinger) nel giorno della sua beatificazione. Sarà difficile, ma spero di esserci il 15 agosto 2005 (lo so è ferragosto!), in occasione della visita a Roma del presidente della Repubblica del Venezuela, Hugo Chávez Frias, per rinnovare, nel 200° anniversario, il giuramento di Simon Bolivar, che il 15 agosto 1805 giurò a Monte Sacro di dedicare la propria vita alla liberazione dell'America Latina. E' in suo onore che mio figlio si chiama Simone.
Il Presidente del Venezuela Hugo Chavez continua a stupirmi positivamente. Non c'è dubbio che la sua "Rivoluzione Bolivariana" è la maggiore ventata di aria fresca che c'è stata in America Latina dai tempi della rivoluzione cubana. Hugo, il suo governo e il suo popolo costituiscono un faro e la speranza di riscatto per i milioni che vivono a sud degli Stati Uniti, in quello che in maniera dispregiativa viene considerato "l'orticello di casa" degli USA appunto. Quello che mi piace di più di Chavez è il suo tentativo di redistribuzione della ricchezza interna e dei proventi petroliferi, la riforma agraria e l'abolizione del latifondismo, il fraterno rapporto con Cuba e Fidel Castro, i proficui scambi intellettuali e commerciali tra Cuba e il Venezuela, il tentativo di costruire rapporti simili con gli altri paesi latinoamericani attraverso il progetto ALBA (Alternativa Bolivariana delle Americhe) e nel contempo il rifiuto con tutte le forze dell'infame progetto USA ALCA, il rapportarsi con l'ingombrante vicino "gringo" da pari a pari mantenendo l'indipendenza e la sovranità nazionale del proprio paese e in generale il tentativo di ravvivare il sogno che fu prima di Simon Bolivar e poi del Che, quello cioè di vedere riuniti insieme sotto un'unica bandiera tutti i popoli del Latino America.
"Tutto questo lo abbiamo spiegato al Nunzio quando questi ha domandato il perché delle relazioni tese tra il governo e la gerarchia cattolica!"
Parlando di Castillo il cattolico Chavez ha detto "Che Dio lo perdoni e il diavolo lo riceva!", "Questo cardinale è una pantomima e lo devono sapere il Papa e il Nunzio Apostolico!" e infine ha ironizzato "Il diavolo non rispetta le sottane". Chavez ha definito il cardinale "Un bandito e un servo dei governi di Azione Democratca e COPEI" e ha sostenuto che Cristo lo avrebbe chiamato un fariseo ipocrita; se Cristo vivesse adesso sarebbe un socialista radicale e leggendo quello ha detto il cardinale, prenderebbe una frusta e lo colpirebbe sul viso per aver tradito la dottrina della chiesa.
Ovvero, c'è chi muore dilaniato da una bomba in un treno e chi dispone di "chiaroveggenti" di Sua Maestà in grado di salvargli le nobili natiche. Attento agli attentati! Questa "storiella" (se a lieto fine o no lo lascio giudicare a voi) è stata segnalata dal sito Peacereporter, che ha ripreso un articolo del sito "Israel National News" "Arutz Sheva", vicino ad ambienti dell'IDF, l'esercito israeliano. L'attuale ministro delle finanze di Israele Benjamin Netanyahu, dirigente del Likud ed ex premier, si trovava a Londra proprio il fatidico 7 luglio scorso per una conferenza sull'Economia israeliana. La mattina del 7, in procinto di lasciare il proprio albergo per dirigersi nel luogo della conferenza, un altro albergo vicino la stazione di Liverpool Street dove è esplosa una delle bombe, è stato prontamente avvertito di rimanere in stanza da funzionari di Scotland Yard per un possibile attentato che avrebbe potuto svolgersi nelle vicinanze. Quando si dice l'intelligence. Peccato che per i comuni mortali non ha funzionato. Con tutto ciò non voglio dire niente, né fare illazioni. Non sia mai, non voglio turbare le certezze assolute di chi crede che sia stato un cattivone sperduto nelle montagne dell'Afghanistan o il suo braccio destro rintanato chissà dove in Iraq, entrambi introvabili ed imprendibili, ad ordinare a 4 fanatici anglo-pachistani di farsi esplodere in altrettanti mezzi di trasporto un giorno di luglio dell'anno del Signore 2005.
"Per me la Jugoslavia era l'Europa. Io ci andavo, anche a piedi, non solo in autobus o in macchina o in aeroplano. La Jugoslavia, per quanto frammentata sia potuta essere, era il modello per l'Europa del futuro. Non l'Europa come è adesso, la nostra Europa in un certo senso artificiale, con le sue zone di libero scambio, ma un posto in cui nazionalità diverse vivono mischiate l'una con l'altra, specialmente come facevano i giovani in Jugoslavia, anche dopo la morte di Tito. Ecco, penso che quella sia l'Europa, per come io la vorrei. Perciò, in me l'immagine dell'Europa è stata distrutta con la distruzione della Jugoslavia."
Peter Handke
"Tutto si perdeva nella nebbia. Il passato era cancellato, la cancellatura dimenticata, la menzogna così diventava verità."
George Orwell - 1984
"Il terrorismo lo hanno inventato i nostri vicini."
Fidel Castro
"Questa notte, milioni di bambini dormiranno per le strade del mondo. Nessuno di loro è cubano."
Uscita dell'aeroporto José Martì, L'Havana
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